ANTOLOGIA CRITICA

Scrive Ottorino Stefani:
Dalla personale di Treviso

UNA VISIONE ANTROPOMORFICA E POETICA DELLA NATURA 

Fiorello Stefanato è nato a Curatarolo, in provincia di Padova nel 1946. 
Dal 1974 vive a S. Martino di Lupari. Le sue attitudini si sono rivelate fin da quando frequentava le Scuole Elementari: tanto è vero che la sua maestra consigliò i genitori di avviarlo, in futuro, verso studi artistici. 
Da bambino, abitava lungo le rive del Brenta. Amava talmente la natura da "immergersi" in essa con l'emozione dei primi, fondamentali, sentimenti che incideranno per sempre la sua memoria sensitiva ed estetica. Una memoria che gli studi all'Istituto d'Arte "P. Selvatico" di Padova e, successivamente, presso l'Accademia di Belle Arti di Venezia, servirà a interiorizzare il flusso di immagini ( recepito nel periodo dell'infanzia e dell'adolescenza): stimoli di una cultura figurativa sentita come fondamento di una personale visione del mondo.
Inizia, così, l'avventura artistica di Stefanato, sempre alla ricerca di un significato profondo che lega l'uomo al mondo circostante. Un mondo complesso su cui l'io si interroga sul continuo scorrere dei giorni e delle stagioni della natura, sentita come un magma di luci e di ombre, di figure e di segni simbolici che sfiorano il Surrealismo, ma che conservano sempre una emozionante e poetica vitalità espressiva. 
Si assiste, così, nelle opere ad olio, ad un felice incontro in cui avviene una metaforica fusione tra elementi tratti dalla natura (fiori, foglie, erba, rami di alberi, il sole e la luna) e altri ispirati al corpo umano. Si tratta di una operazione che non ha quasi nessun riscontro nell'ambiente artistico del Triveneto, anche se un precedente illustre risiede nell'opera di Alberto Martini. Il "Surrealismo" dell'artista di Oderzo comunque (che precede quello di Dalì), ha connotazioni tipicamente "decadenti" in cui prevale una sorta di "gaudio macabro" per tutto ciò che rivela i segni fatali della morte. 
Nelle opere di Stefanato, invece, l'incontro tra Realismo e Surrealismo avviene nel segno dinamico di una sorprendente vitalità espressiva: una vitalità che richiama, idealmente, l'incontro fiabesco dell'arte di Chagall e di Mirò. Un incanto che nel pittore padovano rievoca, anche nel colore monocorde luminoso (bruni, verdi spenti e gialli), una dimensione "veneta" per la naturalezza discorsiva, quasi "dialettale", in cui si fondono mirabilmente figure umane (o particolari di esse) e ricordi fantastici legati al mondo circostante, compreso il legame ad onde marine e ai vortici creati da vulcani misteriosi o dalle nubi sollevate da un vento impetuoso. Si poterebbe parlare, in tal senso, di un surrealismo postmoderno in quanto richiama esperienze dell'arte del passato (il Barocco), senza dimenticare le avanguardie storiche e taluni richiami alle poetiche espressioniste. 
Le connotazioni stilistiche, che abbiamo rilevato nelle opere ad olio, ritornano, ovviamente, anche nelle opere calcografiche di Stefanato, sia pure per alcune varianti compositive dettate dal nuovo mezzo tecnico. Infatti si assiste ad una "concertazione" di motivi fino ad isolarli ed esaltarli nella loro forma fantastica. 
Lui e Lei (due acquaforti - acquatinte del 2001), si presentano come simboli di un mondo inconscio, forse sognato in termini freudiani in quanto la natura maschile assume chiare sembianze sessuali, mentre quella femminile è presentata come un grande fiore pronto ad essere fecondato dal polline.
Del resto tutte le opere calcografiche al posto dei titoli riportano frasi che alludono al significato psicologico - simbolico, che l'artista assegna al soggetto figurato: "al buio nascosto tra…"; "dove sei?"; "cosa vuoi dirmi?"; "dove ti nascondi?"; "dai via le foglie di fico". Sono frasi emblematiche di uno stato d'animo che si interroga sul mistero della vita, sui suoi risvolti, anche inquietanti, sul perché delle presenze che accompagnano la nostra esistenza. Così le forme vegetali assumono speso connotazioni antropomorfiche e quelle umane si trasformano in strani esseri che ricordano antichi geroglifici o, talvolta, piante di altri mondi. Tuttavia la nostalgia per la bellezza della natura è talmente forte che Stefanato sente il bisogno di evocarla anche attraverso fiori giganteschi, inquadrati sullo sfondo di una finestra aperta sul limpido cielo. Fiori come anelito alla luce e alla conoscenza, come creature quasi umane che aspirano a conquistare uno spazio infinito. Fiori come raccordo armonioso tra spazio interno (dove la vita trascorre lenta e famigliare), e spazio esterno, dominato dalla presenza di una natura che muta di ora in ora, di stagione in stagione.
"Chiudi quella finestra che sta per entrare": è il commento poetico dell'artista all'opera che abbiamo appena descritto. Un commento che è anche una introduzione ad una terza via seguita da Stefanato per esprimere una personale visione estetica. Si tratta infatti di una visione che ritroviamo in alcune opere, in cui capeggiano, in primo piano,due rami di foglie "vere" che inquadrano, come in una ideale finestra, uno sfondo trasparente, il quale richiama i colori della natura e, più ancora, quelli del cielo. Si assiste, perciò ad una ripresa in chiave di sperimentazione attuale, di una tradizione pittorica tipicamente veneta, in quanto il colore assume un'importanza fondamentale come magma e poetico di un sentimento aurorale della natura intesa nei suoi risvolti più suggestivi. Una natura dai colori caldi, trasparenti e solari, imbevuti dalle varie atmosfere, soprattutto autunnali, ed esaltati dalla presenza delle trame brune delle foglie secche: mirabili disegni creati dai rami degli alberi e disposte sul piano pittorico come ricordi di un tempo mitico, quello delle prime, fondamentali, esperienze visive ed emotive. 
Nel fervore inventivo e creativo il linguaggio dell'artista padovano, attraverso un lungo processo di maturazione (avvenuta nel segno felice di una profonda cultura letteraria e figurativa) è diventato autorivelazione di un mondo a lungo sognato fin da quando, ancora fanciullo si immergeva nel paesaggio circostante. Un paesaggio composto di prati verdeggianti, di terre dai colori bruni come foglie secche, dai corsi di acque limpide, da lontani colli azzurri, stagliati su cieli caldi e trasparenti. Un paesaggio amato dall'artista come sostanza vitale e come stimolo di una avvenuta integrazione tra le soggettive aspirazioni creative e le apparenze della realtà esterna. Apparenze che fanno parte dell'esistenza di un artista, sensibile e meditativo, che ha saputo interiorizzare un pensiero famoso di Cézanne: "non si è mai troppo fedeli e sottomessi alle armoniose leggi della natura".